Frequenta il PalaPatri da quasi trent’anni. Prima da giocatore, oggi da allenatore degli Esordienti, con quella parentesi in DR1 arrivata per rispondere a una chiamata a cui non si poteva dire di no. Mattia Parodi è una di quelle figure che nel BC Serravalle non hanno bisogno di presentazioni, e che per decine di bambini rappresentano il primo vero incontro con il basket dei grandi.
Cos’è per te il BC Serravalle?
Il BC Serravalle per me è famiglia. Frequento il PalaPatri da quasi trent’anni e in tutto questo tempo ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie, con cui sono cresciuto e con le quali ho condiviso tantissimi momenti indimenticabili.
Sei stato prima giocatore e ora allenatore: cosa è cambiato passando da una parte all’altra del campo?
Smettere di giocare è il momento più triste della carriera di un giocatore. Quando smetti hai due opzioni: abbandonare definitivamente la pallacanestro oppure provare a rimanere dentro, allenando o diventando dirigente. Giocare e allenare sono due cose completamente diverse, ma entrambe fanno vivere emozioni fortissime.
C’è un momento che più di altri ti ha legato a questi colori?
Potrei elencare un’infinità di persone e di momenti che hanno fatto sì che mi innamorassi della maglia. Uno dei più importanti è stato sicuramente nel 2007: la società aveva organizzato un pullman per andare a vedere gara 5 della finale playoff tra Venaria e Serravalle. Tutti noi del settore giovanile abbiamo passato una giornata indimenticabile, condita dalla vittoria del campionato. Lì sognavo di diventare un giorno un giocatore del BC Serravalle. Sulle persone importanti, invece, non saprei davvero da dove iniziare.
Allenare gli Esordienti significa essere il primo allenatore di un bambino. Quanto pesa questa responsabilità?
Essere allenatore di una squadra Esordienti è un’enorme responsabilità. Sei il punto di riferimento per tanti bambini che passano dal minibasket al basket dei grandi. È compito nostro istruire i ragazzi sia sul campo che fuori, per far sì che crescano e che siano pronti.
Quanto conta insegnare il basket e quanto conta insegnare tutto il resto?
Entrambe le cose sono molto importanti. Noi allenatori dobbiamo essere bravi a insegnare la pallacanestro, ma soprattutto, quando alleni un bambino, è fondamentale educarlo al meglio allo stare in gruppo, ad aiutarsi l’uno con l’altro, ad avere rispetto per l’allenatore, per i compagni e per gli avversari.
Qual è la soddisfazione più grande in una stagione con i più piccoli?
La soddisfazione più grande, quando alleno, è vedere il mio gruppo viaggiare all’unisono. Quando tutti esultano per il canestro di un compagno o per una grande difesa, quando tutti aiutano un compagno in un momento di difficoltà, quando tutti festeggiano una vittoria congratulandosi comunque con gli avversari.
Come si spiega a un bambino che si può perdere e stare bene lo stesso?
Vincere è bellissimo, ma perdere insegna tanto. Spesso i bambini ci restano male dopo una sconfitta, e io cerco di far capire loro che, se abbiamo perso, probabilmente gli altri sono stati più bravi, e che da una sconfitta si impara sempre qualcosa.
Che ruolo hanno i genitori in questo percorso?
I genitori hanno un ruolo importantissimo. Devono essere i primi tifosi, senza però fare pressione ai propri figli. Devono valorizzare il divertimento e non l’ossessione per la vittoria, avere fiducia nell’allenatore, rispettare avversari e arbitri e soprattutto ascoltare quotidianamente il proprio figlio.

