Intervista a Davide Colli: «Chiedo serietà, professionalità e la voglia di divertirsi, senza aver paura di sbagliare»
Preparatore atletico dei Wolves, capo allenatore dell’Under 15 Gold, assistente in prima squadra e in Under 19: quest’anno Davide Colli ha tre ruoli diversi. Gli abbiamo chiesto come li tiene insieme, cosa si porta dietro dalla stagione passata e quanto pesa davvero il lavoro fisico nella crescita di un giovane giocatore.
Partiamo da quello che ti porti dietro: cosa ti lascia la stagione passata, in positivo e in negativo?
Sicuramente ogni stagione lascia sempre qualcosa. In positivo mi porto i lampanti miglioramenti di tutti i ragazzi e la loro costanza nel volersi allenare e cercare di migliorarsi ogni giorno. Purtroppo però, non sempre i risultati sono stati all’altezza. Ma, guardando il bicchiere mezzo pieno, è confortante il fatto che spesso i risultati del girone di ritorno e della seconda fase siano stati migliori di quelli del girone d’andata.
Quest’anno hai tre cappelli diversi. Come li tieni insieme senza che uno tolga spazio agli altri?
Attraverso un elemento che per me è imprescindibile, ovvero l’organizzazione. Per questo motivo cerco sempre di programmare con anticipo la stagione e i vari allenamenti. Poi la comunicazione con i vari allenatori, come Antonio, Gigi e Edo, gioca un ruolo di fondamentale importanza.
Con coach Galdi vi conoscete da tempo: come vi dividete il lavoro tra prima squadra, Under 19 e giovanili?
Sono molto contento dell’arrivo di Antonio, allenatore e persona squisita. Ho avuto la fortuna di conoscerlo in alcuni camp ed è stato il mio formatore al corso allenatori. Sono convinto che questo rapporto ci aiuterà a lavorare nel migliore dei modi quotidianamente per il bene dei ragazzi e della società. Cercherò di prendere da lui ogni consiglio e dettaglio, che sicuramente mi aiuterà a crescere.
Nelle società di provincia la preparazione fisica è spesso l’ultima voce del bilancio, e anche ragazzi e famiglie tendono a sottovalutarla: quanto conta invece per far crescere un giocatore e per tenerlo lontano dagli infortuni?
Ultimamente nel basket moderno l’aspetto fisico è essenziale. Soprattutto la sala pesi ormai è diventata imprescindibile, sia per un miglioramento dal punto di vista fisico sia per reggere meglio i contatti e per cercare di prevenire, per quanto possibile, gli infortuni. In particolare gli adolescenti devono capire l’importanza della preparazione fisica, poiché può essere uno step per far sì che le loro carriere possano migliorare esponenzialmente.
L’Under 15 Gold è il gruppo arrivato secondo l’anno scorso nel campionato Under 14 Silver: quest’anno il salto è netto, si incontrano società con ben altre strutture. Che tipo di stagione ti aspetti e cosa consideri un risultato riuscito?
Ho avuto la fortuna di allenare sia in campionati silver che campionati gold e ovviamente c’è una grossa differenza. Sia dal punto di vista tecnico, che fisico e di intensità, il livello si alza di molto. Per questo sarà necessario tenere un’intensità elevata in tutti gli allenamenti e avere la voglia di migliorarsi ogni giorno. Per me, un risultato riuscito sarebbe quello di ripartire dall’entusiasmo dello scorso anno, giocando con coraggio e senza paura, cercando di giocarsi tutte le partite fino alla sirena finale.
Cosa chiedi ai tuoi ragazzi il primo giorno di palestra?
Ai miei ragazzi chiedo sicuramente serietà, professionalità e la voglia di divertirsi, senza aver paura di sbagliare. Credo molto nel valore degli allenamenti, per questo cercherò di far passare ai ragazzi più tempo possibile in palestra, senza però trascurare la scuola. Un altro aspetto fondamentale sarà creare il miglior gruppo possibile, dentro e fuori dal campo, con ragazzi pronti a buttarsi nel fuoco per il bene dei compagni e della squadra.
Fare l’assistente in prima squadra e allenare i quindicenni sono due mestieri diversi: cosa ti porti dall’uno all’altro?
Sicuramente sono due mestieri diversi. Da assistente devi essere in grado di fornire i giusti consigli al capo allenatore e di trasmettere ai ragazzi i dettagli tecnici e tattici per loro utili in quel preciso momento. Ho avuto la fortuna di ricoprire tale ruolo negli ultimi anni con diversi allenatori, dai quali ho cercato di trarre il più possibile. Da capo allenatore, invece, devi avere sotto controllo tutti gli aspetti in ogni momento e cercare di prendere le scelte migliori possibili per il bene della squadra.
Che cosa vorresti poter dire a giugno per considerarla un’annata buona?
In riferimento al settore giovanile, l’obiettivo è quello di veder migliorare i ragazzi, farli passare più tempo possibile al PalaPatri e cercare di portarli nelle annate superiori. Per quanto riguarda la prima squadra, invece, anche i risultati sportivi hanno un’altra valenza, diventando necessari per far sì che sia una buona annata. L’obiettivo è quello di migliorare i risultati dell’anno passato, cercando anche di portare più ragazzi possibili in prima squadra, ma soprattutto tornare a riempire il palazzetto per dare entusiasmo ed energia ai giocatori.

